Presentazione L'idea Il soggetto Gli autori
L'Impero La Ribellione L'Armata L'Ombra Gli indipendenti
Linee guida Personaggi classici Materiale per gli autoriForum Y4

Nato per combattere

di Alessandro "Gunnm" Bottin

Quando ripenso a ciò che è successo la notte in cui persi le braccia, ricordo bene un muro di spade laser che vorticavano verso la mia squadra. Disegni di luce nella penombra della grande sala dove si era rifugiato l'ultimo gruppo di Jedi ancora in vita. Un gruppo disomogeneo, fatto di ragazzini, giovani e qualche Cavaliere che attaccava in maniera scomposta e rabbiosa. Solo l'iniziale sorpresa ha permesso loro di illudersi di poter avere la meglio su una squadra di Clonetrooper addestrata e perfettamente schierata. Ciò non toglie che siano riusciti a fare tante vittime, compreso me.
Ricordo di aver dato l'ordine di aprire il fuoco, ma la prima fila di soldati è caduta quasi senza resistere. Sono avanzato con la mia squadra per aumentare il volume di fuoco ma dalle spalle dei Jedi che deflettevano i nostri colpi sono comparsi i giovani Padawan. Saltavano, correvano e colpivano con precisione. Ricordo il mio blaster tagliato a metà da una lama verde, e subito dopo una strana sensazione di leggerezza alle braccia. Il tempo di abbassare lo sguardo e vedere le mie mani, ancora attaccate a ciò che rimaneva della mia arma, cadere al suolo. Un colpo secco sul casco e mi sono ritrovai steso a terra a fissare negli occhi un ragazzino. Avrà avuto 10-12 anni, con la spada laser alzata pronta a darmi il colpo di grazia. Ma la lama rimaneva lì, ferma, e nei suoi occhi vidi il terrore, la disperazione, il dubbio atroce di un'anima innocente costretta a combattere per la propria sopravvivenza. Due occhi enormi, lucidi e spaventati che fissavano un uomo ferito a terra. Un uomo che stava partecipando alla distruzione del mondo in cui quella giovane anima aveva vissuto fin dalla nascita. Lo stesso uomo che aveva freddato decine di suoi compagni e maestri e che adesso era a terra, vulnerabile e alla sua mercé. Eppure... quell'ultimo colpo, che non sarebbe servito a cambiare le sorti dello scontro ma che avrebbe sancito almeno una piccola vendetta, non riusciva a essere portato. Quel ragazzino mi fissava intensamente mentre io sentivo le forze abbandonarmi. La vista si stava annebbiando ma feci in tempo a vedere quel piccolo corpo alzarsi in aria come trascinato da corde invisibili, e una lama laser blu trapassarlo da parte a parte. La figura imponente di Lord Vader attraversò il mio campo visivo mentre quel corpicino cadeva a terra senza peso.
Quello che successe dopo me lo hanno raccontato. I giorni immerso nel Bacta, l'operazione di innesto delle braccia artificiali sono solo ricordi sbiaditi, consumati dagli analgesici che mi tenevano tranquillo mentre i droidi medici mi curavano. Da quando lavoro al Daminia Club mi capita troppo spesso di ripensare a quello che è successo dieci anni fa; tenere sott'occhio i monitor di sorveglianza non è certo un lavoro che ti assorbe la mente completamente. Ma questa sera i ricordi arrivano più vividi e frequenti del solito, forse è un segno del destino, e quello strano tipo che è appena entrato accompagnato da due scagnozzi che tentano maldestramente di confondersi tra la gente, ne è sicuramente un altro. Ormai i clienti del locale li conosco più o meno tutti e i ragazzi in sala sanno come comportarsi nella maggior parte dei casi. Ma quei tre hanno qualcosa di particolare, si muovono come militari pur non avendo né l'aspetto né l'arroganza dei buffoni imperiali di questi tempi. Quello che è evidentemente il capo comunica con gli altri tramite un codice di gesti che non vedevo usato da anni... La mia squadra di ARC Trooper lo usava… possibile che...
No, certo che no, non era sopravvissuto nessuno, oltre a me, in quella maledetta missione su Colla IV. Chi altro potrebbe usarlo oggi e per quale motivo in uno dei locali più alla moda di Imperial City? Meglio mettere in allerta i ragazzi in sala, di certo qualcuno sta cercando di farsi notare e rispondere a questo invito non può fare altro che ravvivare un po' questa serata smorta.

§ § §

"Ho un messaggio per il tuo capo. Riferiscigli che su Coruscant splende il sole." - furono le parole del più anziano dei tre mentre puntava sulla schiena del mio vice una lama Khrikk.
Nessuno attorno a loro si accorse di niente, ma le sue parole mi arrivarono dirette attraverso il sistema di interfono come se il suo volto, che adesso fissava dritto la olo-camera di sicurezza, fosse a pochi centimetri dal mio. Finalmente fu tutto chiaro; all'improvviso i lineamenti del Generale Teerlan si materializzarono nella mia testa mentre mi comunicava quello stesso identico messaggio in codice per dare il via alle operazioni di sabotaggio su Colla IV.
Senza l'uniforme militare e con i lineamenti molto più scavati di dieci anni fa, non l'avevo riconosciuto quando era entrato nel locale, ma la sua presenza su Imperial City era quanto di più inaspettato potesse esserci. Giravano strane voci sulla formazione di una sua "Armata" ai margini del territorio imperiale, che si stava mettendo in rotta di collisione con il potere dei Moff in molte zone periferiche.
Di certo i Servizi di Sicurezza Imperiali sarebbero stati molto interessati ad avere questa notizia, e le due guardie del corpo che Teerlan si era portato dietro certo dimostravano che non era in viaggio di piacere. Era giunto il momento di scendere e portare i miei rispetti di persona al mio vecchio comandante. "Generale Teerlan, credo che ora possa rinfoderare la lama." - gli dissi facendogli cenno di seguirmi verso un angolo tranquillo della sala.
"Salve Bullok, ero sicuro che questa piccola messa in scena avrebbe attirato la tua attenzione." - fu la sua risposta.
I miei uomini ci scortarono con discrezione verso l'angolo più buio del locale dove si assicurarono che le sue guardie del corpo non fossero in grado di fare nulla di pericoloso.
"E' difficile dimenticare il comando che segnò la morte di tanti compagni e amici." - gli dissi sedendomi e facendogli cenno di fare altrettanto.
"Lo immagino. E' stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso anche per me. Credo tu conosca cosa successe poco dopo."
"Non ho seguito tutta la vicenda, ma credo che la taglia per diserzione penda ancora sulla sua testa."
"Certo! E ne sono particolarmente orgoglioso. E' uno dei motivi che mi spinge a continuare per la mia strada."
"E cosa c'è sulla sua strada, Generale? In giro ci sono strane voci..."
"C'è una Nuova Repubblica Galattica. Libera, indipendente, pacifica e nuovamente democratica dove non ci siano spazi di manovra per subdoli politici senza spina dorsale e ideali." - mentre mi diceva queste parole la sua schiena si drizzò e i suoi occhi si fissarono sui miei, come a cercare di capire se avevo veramente inteso ciò che stava dicendo.
"Si è trovato davvero un passatempo niente male per godersi il suo ritiro." - gli dissi accennando un sorriso ironico. "Devo immaginare allora che le notizie di attacchi alle truppe imperiali nell'Orlo Esterno siano opera sua e non della sedicente Ribellione."
A sentire nominare la Ribellione il volto del Generale si indurì in un'espressione a metà tra la rabbia e il disprezzo - "Qualcuno deve pur dimostrare che il Nuovo Ordine Imperiale non è in grado di tenere le redini della Galassia. E non saranno certo questi pseudo ribelli a farlo. Nemmeno con l'aiuto dei Jedi sono riusciti ad impedire a Palpatine di dichiararsi Imperatore."
"Le discussioni di politica galattica non sono certo il mio argomento preferito. Che cosa ci fa su Imperial City? O meglio, cosa vuole da me, Generale Teerlan?"
"Sono venuto a offrirti un lavoro." - disse appoggiandosi allo schienale e incrociando le braccia. "Ho già un lavoro, come può vedere."
"Lavoro? A me sembra che tu stia passando il tempo a fare da baby-sitter a questa manica di figli di papà. Stai attento che non si facciano male con i loro giochini, e quando la fanno fuori dal vasino fai in modo di sistemare le cose."
"Questo è quello che offre il mercato, e io non sono più un soldato." - sul volto di Teerlan si stampò un'espressione di stupore quando pronunciai queste parole. Da un consumato comandante come lui non mi aspettavo niente di diverso. La sua capacità dialettica è sempre andata di pari passo con l’abilità di comunicare con una semplice espressione del volto.
"Non avrei mai pensato di sentire una cosa del genere uscire dalla tua bocca." - mi rinfacciò con tono di biasimo. - "Un vero soldato non rinnega mai il suo passato."
"Sono passati dieci anni, Generale, e non sono stati piacevoli" - mentre lo dicevo portai le braccia ben in vista. Il generale non sembrò stupito e dopo qualche secondo di silenzio arrivò al dunque.
"Lo so, ed è per questo che sono qui. Tu sei un soldato, lo sei stato e lo sarai sempre, che tu lo voglia o no. Io ho bisogno di te e questa è la tua ultima possibilità per liberarti dal pantano in cui stai affondando qui su Coruscant."
Lo guardai negli occhi, fisso, senza però dire nulla. Non aveva certo bisogno di altri stimoli per continuare il suo discorso, ma è sempre meglio dare dei segnali chiari.
"Voglio che tu sovrintenda l'addestramento dei miei soldati e che prepari una squadra d'assalto altamente specializzata. La Galassia sta diventando un posto poco sicuro dove vivere. E io voglio che i miei ragazzi siano preparati al meglio. Tu sei il migliore che conosco in questo campo." - mentre mi parlava sostenne il mio sguardo senza indugi. Alla fine fui io a dover abbassare gli occhi.
La proposta in un attimo mi riportò alla mente tanti ricordi che avevo cercato di nascondere negli angoli più bui della mia memoria. Volti, emozioni, immagini di tanti anni passati ad addestrarsi e a combattere. Una vita che avevo cercato disperatamente di dimenticare ma che non ne voleva sapere di lasciarmi in pace. E adesso la possibilità di riprendere da dove avevo lasciato. Forse aveva ragione il generale Teerlan, qui su Coruscant mi stavo lentamente lasciando sopraffare dalla vita monotona e stantia che mi ero trovato. Ma, riguardando le mie mani, non riuscivo ad esserne dispiaciuto del tutto...
"Generale... per me la guerra è finita dieci anni fa e mi ha lasciato qui con due pezzi di duracciaio al posto delle braccia." - iniziai a dire scuotendo la testa - "Che cosa le fa pensare che in questo stato io possa ancora essere un soldato?".
Appena smisi di parlare Teerlan si alzò lentamente in piedi - "Pensavo che per un ARC Trooper il richiamo della battaglia fosse sufficiente a superare i ridicoli tentennamenti di un veterano. Pensavo che per te, Bullok, essere un soldato fosse l'essenza stessa del tuo essere." - e mentre faceva segno alle sue guardie di dirigersi verso l'uscita, mi diede un ultimo sguardo - "La mia nave parte tra due ore dal molo TK932. L'offerta rimane valida fino ad allora."

§ § §

Sarei riuscito ad abituarmi di nuovo alla vita di un soldato? A riprendere i ritmi che mi avevano accompagnato fintanto che ero ancora tutto intero? Tra le poche informazioni che ero riuscito a procurarmi sul generale Teerlan dopo che ebbe lasciato il locale, c'erano strane voci di una certa ostilità verso i cloni tra le cerchie più strette dei suoi collaboratori. Non che mi fidassi particolarmente della fonte da cui le avevo ottenute, ma di certo non erano notizie incoraggianti. Eppure... Eppure rivedere il mio vecchio comandante, ripensare ai tanti compagni persi sui campi di battaglia mi aveva fatto crescere dentro uno stimolo nuovo. Forse era solo la voglia di vendetta... contro chi poi era tutto da vedere. Ma adesso, davanti all'entrata del molo TK932, mi sentivo pronto per affrontare questa nuova avventura. Un ritorno alle origini che speravo con tutto il cuore mi avrebbe riportato in prima linea, dove fin dalla nascita ero destinato a stare.