Le scelte della vita
di Edoardo "Kizos" Pappalardo
MAW:dipartimento imperiale per la ricerca militare.
Era in corso la costruzione di una nuova e colossale arma ma, ultimamente, la produzione procedeva a singhiozzo a causa dell’improvvisa e misteriosa assenza del direttore di reparto. Gli agenti imperiali ricercavono personale tra le aziende navali più rinomate della Galassia.
Alla Corellian Engineering Corporation, il giovane ingegnere Dec Naasson, mostrando un coraggio che il più anziano responsabile del personale Hallen Vian non si sarebbe mai aspettato da uno come lui, aveva appena chiesto un cospicuo aumento.
“2000 crediti!? Ma sei impazzito?”
“Mai stato tanto lucido! Voglio 2000 crediti di aumento… O me ne vado!”
“Sfido qualunque azienda navale della Galassia, anche la Kuat Drive Yards, a sostenere una retribuzione simile per un Direttore del Reparto Produzione”.
“Evidentemente qualcuno non la pensa come te, Hallen!” Dec non aveva mai osato prendersi tanta confidenza da colui che fino ad allora si era preoccupato del suo stipendio ma la carta in suo possesso era vincente e, in parte, dentro di sé, aveva già deciso.
“Mi dispiace perdere una persona in gamba come te, Dec, ma non possiamo permettercelo.”
“Allora, addio Hal!”
Dec lo salutò dandogli già le spalle, come se ormai, qualunque cosa il signor Vien dicesse, non avesse più alcuna importanza.
Al Centro direzionale del MAW, un capitano dal caratteristico completo grigio riceve un messaggio dal soldato addetto alla consolle di comunicazione. A sua volta il capitano si avvicina alla figura in ombra davanti agli ampi finestroni che davano sul cantiere sospeso nello spazio.
“Governatore Tarkin, abbiamo il nostro direttore alla produzione!” disse porgendo un piccolo datapad al Gran Moff, il quale non si voltò né per guardare il subalterno né per leggere il nome sullo schermo che teneva tra le mani. Con gli occhi fissi sulla costruzione sferoidale galleggiante nello spazio si limitò a dire: “Molto bene!”
DESPAYRE: pianeta del sistema di Horuz, nell’ Orlo Esterno; sede planetaria del MAW.
Dec è ormai ben introdotto nell’ambiente lavorativo il cui motto è “ordine ed efficienza”. Si trova a suo agio in un sistema dove ogni cosa ha il suo posto e ciascuno è al suo posto col suo ruolo ben definito.
In pila sulla propria consolle lavorativa erano poggiate schede per holoproiettore, ciascuna contenente gli ultimi progetti già inviati in produzione e in fase di ultimazione. Il nuovo direttore stava esaminando uno degli ultimi progetti quando entrò un addetto del reparto Ricerca e Sviluppo. L’aveva visto spesso ultimamente perché era lui a recapitargli puntualmente i progetti approvati per la produzione e anche stavolta aveva un nuovo plico contenenti i dati dell’ultimo lavoro degli ingegneri imperiali.
“Ottimo!” Esclamò Dec , accogliendo l’impiegato dopo aver spento l’holoproiettore. “Cosa abbiamo di bello oggi?” L’addetto non rispose ma girò sui tacchi e uscì dalla stanza. Dec non fece neanche caso alla sgarbata reazione dell’addetto al suo tentativo di alleggerire l’atmosfera formale, preso com’era dal nuovo progetto.
“Vediamo un po’…” Estrasse la scheda dal plico e la inserì nell’holoproiettore della consolle e immediatamente comparve l’immagine tridimensionale di quello che ad un occhio inesperto sarebbe apparso come un semplice cubo.
“Bene, bene. Una unità super refrigerante.” Fece poi scorrere i dati relativi all’oggetto da inviare in fabbrica ma rimase sbigottito e incredulo quando lesse le dimensioni e la quantità di energia necessaria per alimentare il dispositivo.
“È impossibile!” Esclamò ad alta voce. Fece scorrere ancora i dati fino ad arrivare al nome del progettista. Rimase sorpreso quando riconobbe il nome di uno dei più famosi ingegneri della Galassia. Attivò quindi il comlink e si mise in contatto con il reparto da cui proveniva il progetto.
“Desidero parlare con Bevel Lemelisk!”
“Soltanto un attimo.” Rispose una voce formale resa ancor più fredda dall’effetto dell’interfono e che Dec non avrebbe avuto difficoltà ad attribuire all’addetto che poc’anzi gli aveva fatto visita.
L’ingegnere non si fece aspettare: “Sì?”
“Sono Dec Naasson, direttore del reparto produzione, ho appena ricevuto il suo progetto codice SR6SLDS.”
“Ebbene?”
“Credo di aver riscontrato degli errori: durante una prima occhiata ho notato dei parametri inusuali.”
“Si spieghi, direttore.”
“Le unità super refrigeranti sono per dei cannoni laser, giusto?”
“Esatto.”
“I dati relativi alle dimensioni e al fabbisogno energetico sono… spropositati! Non esistono cannoni laser con serbatoi di gas Tibanna così grossi da necessitare un impianto di super refrigerazione così grosso e…”
“Ha ragione, signor Naasson!” Lo interruppe Lemelisk. “Non esistono… Non ancora!”
“Ma…”
“Le misure sono esatte! I dati sono stati già verificati e tastati con l’elaboratore. Ci occorrono sei unità e abbiamo poco tempo perciò le auguro subito un buon lavoro, direttore.”
“Sissignore!” Chiuse il comlink con in volto un’espressione ancora più sbigottita. “WOW!” Esclamò. “Un laser del genere potrebbe distruggere un incrociatore con un solo colpo!” Dec sembrava contento della nuova sfida. Era consapevole che in tutta la Galassia non esisteva un sistema di difesa capace di resistere ad una simile potenza di fuoco. Si sentì gratificato dal compito assegnatogli e con rinnovato zelo si rimise al lavoro dopo essersi strofinato le mani tutto eccitato ed essersi sistemato sulla poltrona davanti alla consolle.
“Non vedo l’ora di posare gli occhi sui sei cannoni: saranno colossali, a dir poco.”
In una sala privata del centro direzionale del MAW, nella stazione orbitante attorno a Despayre, echeggiarono da un interfono le ultime parole di Dec. Sul volto del Gran Moff Tarkin si dipinse un ghigno sinistro. Subito dopo, sulla consolle privata del governatore lampeggiarono le luci spia di una richiesta di comunicazione. Tarkin premette il pulsante d’accettazione e una piccola figura ammantata di nero e dal respiro meccanico si materializzò poco al di sopra del ripiano.
“Sì, Lord Vader?”
“Come prosegue il lavoro del nostro nuovo direttore alla produzione?”
Il ghigno sul volto del Gran Moff si allargò conferendogli un aspetto spettrale.
“Come da programma e… Recenti sviluppi mi fanno ben sperare per il futuro.”
“Non possiamo permetterci di perdere altro tempo per via di ridicoli scrupoli di coscienza. Sarebbe un vero peccato dover eliminare anche questo Dec Naasson dopo tutto quello che ci è costato.”
Le giornate si susseguivano tutte uguali alla sede planetaria del MAW. Ogni addetto, ogni impiegato e ogni dirigente sembrava essere la ruota di un ingranaggio ben oliato, funzionante alla perfezione. Ma a Dec Naasson quella routine cominciava a stare stretta. I suoi larghi sorrisi non suscitavano alcun effetto attorno a lui. Si sentiva circondato da gente che prendeva il lavoro talmente sul serio da annichilire ogni rapporto umano all’interno della base.
Un nuovo giorno, un nuovo progetto.
“Buongiorno, Farren, leggo la gioia di vivere sul tuo volto quest’oggi!” disse al solito addetto del reparto ricerca e sviluppo che, dopo aver appoggiato i nuovi progetti sul ripiano della consolle lo fulminò con lo sguardo mentre faceva dietro front e svaniva di nuovo dietro la porta automatica.
“Ma questo è un MAW-nicomio!...” Gli scappò mentre cominciava a dare un’occhiata allo schermo piatto che visualizzava un nuovo complesso ottico per la concentrazione e il puntamento di un raggio laser.
“Impossibile!” Proruppe appena notò l’inclinazione del gruppo ottico di puntamento che, in teoria… “Dovrebbe essere perpendicolare rispetto all’asse del cannone!... Ma le staffe di sostegno riprodotte dallo schermo non lasciano dubbi.” Senza accorgersene, Dec cominciò a ragionare ad alta voce.
“Il gruppo ottico è fissato in modo che il raggio sparato dal cannone venga deviato piuttosto che uscire diritto verso il bersaglio.”
Frenò l’impulso di attivare una nuova comunicazione con il reparto ricerca e sviluppo, col gelido Farren e lo spocchioso Lemelisk.
“Ragiona Dec! Forse la scelta è obbligata dal tipo di scafo della nave sul quale verrà montato il cannone… No, non ha senso per cannoni così grossi: tutto l’impianto di un solo cannone, comprese le camere di gas Tibanna destinate alla carica e il sistema di super refrigerazione occuperebbero oltre la metà di uno Star Destroier se non tutto. Senza tener conto poi dell’energia necessaria ad alimentare l’intero sistema: neanche il reattore principale della nave basterebbe.”
Dec si alzò e cominciò a gironzolare per la stanza attorno alla consolle e alla piccola immagine di una lente diagonale rispetto al ripiano e sospesa nel vuoto. Si grattò la testa con una mano.
“Tutti questi segreti mi stanno mandando in paranoia! Odio lavorare senza conoscerne lo scopo! Se solo riuscissi a cogliere una visione d’insieme riuscirei a lavorare più sereno!”
Il direttore si fermò e poggiò i pugni sul ripiano continuando a fissare l’ologramma. Poi di scatto alzò la testa. “Ci sono! Il cannone è un sistema di difesa terrestre…”
Riprese a gironzolare. “Ma che dico! Non esiste un sostegno o un trasporto per un’arma simile: dovrebbe essere fissata al suolo e, allora, l’unico modo per puntare diritto sul bersaglio sarebbe quello di attendere che i moti di rotazione e rivoluzione del pianeta raggiungano la posizione voluta.” Si fermò di nuovo, questa volta con le mani ai fianchi. “…E poi perché deviare il raggio?...”
Naasson impallidì mentre l’idea prendeva forma. “… A meno che…”
Si precipitò di nuovo alla consolle e mise al lavoro l’elaboratore dello studio. Inserì alcuni dati che conosceva a memoria. Ne inserì altri che ricavò dal progetto che aveva appena esaminato e, dopo qualche istante, l’oloproiettore visualizzò un sistema di sei super-cannoni disposti a cerchio. Partì una simulazione di fuoco: i sei raggi laser convogliarono tutti in un punto al di sopra del centro del cerchio. Dal punto di concentrazione partiva un unico possente raggio. L’ingegnere si accasciò sullo schienale come senza forze...
“P-Può distruggere un pianeta in un istante!” Balbettò. Poi aggrottò la fronte e si perse in altri ragionamenti quasi per soffocare quella voce che già da tempo aveva cominciato a farsi sentire e ora urlava fastidiosamente.
“Ma cosa potrà mai essere in grado di trasportare e adoperare un’arma del genere?”
Distolse finalmente lo sguardo dall’immagine olografica e chiuse gli occhi.
“Cosa stanno progettando gli ingegneri del MAW? E io, cosa sto costruendo?”
Dec schiantò un pugno sulla scrivania e l’immagine tridimensionale fu percorsa da una momentanea interferenza.
Il sinistro ologramma illuminava di un verde mortale il capo chino di Dec, inconsapevole del fatto che tutto ciò che accadeva in quella stanza era riprodotto da un altro oloproiettore sotto lo sguardo altrettanto sinistro di Tarkin che, a quella vista, si limitò ad emettere un rantolo di disapprovazione.
Quella notte Dec non dormì.
Passarono alcuni giorni. Il reparto di Naasson lavorava ancora a pieno regime ma i laser non erano ancora entrati in produzione perciò Dec non si stupì quando due storm troupper dalla bianca e lucida armatura irruppero nel suo laboratorio.
“Abbiamo l’ordine di scortarla al quartier generale!”
Furono le uniche parole che udì da loro e non riuscì a capire da quale dei due. L’ingegnere annuì col capo e si alzò. I due si incamminarono verso l’uscita e Dec li seguì come se fosse loro prigioniero. Una volta fuori dall’edificio fu fatto salire su una navetta di trasporto Lambda e rinchiuso in una stiva per passeggeri senza oblò. Il viaggio non durò molto ma si accorse di essere uscito dall’atmosfera del pianeta e di essere entrato nello spazio siderale quando avvertì l’entrata in funzione del dispositivo di gravità artificiale. La navetta percorse per un po’ l’orbita del pianeta per poi giungere all’attracco della destinazione. Quando la porta della stiva si aprì, i due troupper entrarono e si disposero ai lati. Dec si alzò e si avvicinò all’uscita. Sbarcò in quello che riconobbe essere l’hangar di uno Star Destroyer. Seguì impassibile i due soldati imperiali. Anche se era ancora libero, si sentiva come ammanettato. Il trio entrò in un ascensore che subito cominciò a salire ad altissima velocità. In poco tempo si ritrovò in plancia. Quando le porte si aprirono, Dec riconobbe il Ponte di comando dello Star Destroier. In piedi, davanti all'ampia vetrata, vi era un'unica snella figura grigio vestita. Fu condotto fino a pochi metri dall'alto ufficiale imperiale che gli girava le spalle. Lì i soldati lo abbandonarono.
Dec Naasson rimase con la bocca spalancata. Non era il personaggio che si trovò davanti e che gli dava ancora le spalle, né la freddezza mortale che circondava il grigio individuo che aveva riconosciuto essere il Gran Moff Tarkin a riempirlo di stupore. Piuttosto lo scheletro di un'immensa sfera metallica ricoperta solo per un quarto della superfice che vide galleggiare nello spazio al di là del cristallo in trasparacciaio. Grossa come una luna, al confronto uno Star Destroier appariva come un caccia monoposto...
"Sorpreso, ingegner Naasson?" La voce era gelida come la figura.
"Che cos'è?"
"Oh, in verità non le abbiamo ancora dato un nome..." apparve un ghigno nell'angolo destro delle labbra del Gran Moff, per dire che di nomi ne aveva già trovati tanti ed era uno dei suoi passatempi preferiti.
"Una nuova stazione da battaglia, ecco cos'è."
Dec tentò di darsi un contegno.
"C-capisco." Balbettò.
L'ingegnere fu percorso da un brivido alle successive parole del Moff.
"La guerra è un brutto affare. Io odio la guerra. Questo strumento che lei mi sta aiutando a costruire sarà il mezzo col quale porremo fine allo sterminio che ancora sconvolge la Galassia." Fece una pausa. "Non desidera anche lei la fine della guerra?"
"Certamente..."
"Vede, Naasson, l'imperatore, come me, desidera estinguere sul nascere la fiamma della ribellione. Ormai è un fatto che la falsa propaganda di alcuni senatori e dei loro seguaci ha provocato il sorgere di correnti di dissenso che, a loro volta, hanno portato a devastanti atti terroristici. Noi non possiamo permettere che questa strage continui." Il tono divenne stizzito. "Il suo predecessore non aveva capito bene perché era necessario servire con zelo la giusta causa... La sua perdita ha lasciato un vuoto, questo è vero..." A queste parole, Tarkin si voltò solo con la testa per rafforzare con gli occhi la durezza delle parole. "... Ma, come vede, non ci è stato difficile rimpiazzarlo." Il Moff si rigirò a guardare oltre il vetro della plancia, dando di nuovo le spalle al povero corelliano rimasto congelato dalla paura.
"S-sarò onorato di continuare a servire alla causa dell'impero!"
Chi aveva parlato? Dec non lo sapeva ma riconobbe la sua voce.
"Molto, molto bene. Sono felice di sentirlo." Disse Tarkin.
"Il lavoro alla produzione procederà come da programma."
"Era quello che volevo sentire, Naasson. Lei è libero di andare."
Si sciolse infine dalla paralisi e dopo un cenno di saluto col capo, se ne andò.
Il Governatore rimase a guardare il suo gioiello nello spazio. Lo sentiva suo e nello stesso tempo si sentiva parte di esso. Il freddo metallo splendeva come una stella sotto i raggi del sole di Horuz, restituendo una luce mortale... Una stella mortale.
"Death Star!" Mormorò tra se il Gran Moff, aggiungendo l'ultimo nome alla lista dei suoi preferiti.