Senza futuro
di Fabrizio "Zen" Casu
La prima volta che si è aperto il portellone dello shuttle di trasporto, l'aria puzzava di paura e polvere. Il paesaggio del pianeta Tarsul era arido, deserto a perdita d'occhio dal quale spuntano rocce e montagne.
Nient'altro.
Il cielo è rosso perché la coppia di soli che gli ruota intorno non permettono mai all'ombra di calare; i loro raggi ti si piantano addosso come tentacoli e quasi non te ne accorgi più, dopo un pò che ne sei prigioniero. Poi, all'improvviso, trovi un punto di ombra e ti sembra di rinascere, come se non avessi mai provato la sensazione di essere immerso nell'oscurità in tutta la tua vita.
Combattevamo, la prima volta che si è aperto il portellone dello shuttle di trasporto. La prima cosa che ho visto è stato una serie di colpi di plasma che incendiavano l'aria incandescente. La prima cosa che ho sentito sono state le urla dei miei compagni di squadra che chiedevano copertura o imploravano aiuto; dei miei sergenti che impartivano ordini - quelli che riuscivano a farlo, prima di venire colpiti dai colpi del nemico; dei miei nemici che cadevano sotto i colpi dei nostri fucili.
Non mi sono arruolato. Non ho firmato per essere qui.
Sono nato per combattere. Un giorno ho aperto gli occhi in una città lontana, presso delle creature chiamate Kaminoani, che mi hanno dato un numero e mi hanno detto che dovevo crescere. Hanno detto così, "devi crescere". Sono cresciuto. Ho mangiato il loro cibo. Imparato le loro lezioni.
Non mi sono arruolato. Sono nato per fare questo.
E mi sono trovato nella squadra K657, a combattere contro gli Independentisti. A dare la caccia ai geonosiani. A tentare di fermare i Jedi traditori. A uccidere qualsiasi cosa ci dicano di uccidere. A non fermarci mai.
Noi siamo i migliori. Siamo i combattenti. Siamo i maledetti.
- Non mi piace. - TJ-916 scuote la testa, mentre si gratta la cicatrice vicino all'occhio.
- Non ti piacciono mai, i posti dove andiamo a combattere - ribatto.
- Perché ci mandano sempre in posti schifosi.
Il rollio dello shuttle fa rotolare il mio casco, lo prendo al volo e lancio un'occhiata agli altri miei compagni di squadra. TS-234 sta lucidando il suo fucile e discute animatamente con FR - 655 di balistica, mira e deviazione dei colpi. Discutono sempre, su qualsiasi argomento. JD - 332 sta studiando la mappa del campo di battaglia, il piccolo pad che ha in mano sta proiettando l'ologramma del piano di battaglia e lo vedo concentrato, completamente focalizzato su quello che ci aspetta.
- Hai sentito della Q295?
Mi poggio di nuovo allo schienale del sedile e guardo TJ che fissa la luce rossa che ci segnala di stare seduti.
Una turbolenza sballa l'equilibrio della nave, ma lui non toglie gli occhi dalla lampada.
- A cosa pensi? - chiedo.
- Alle spiagge di Brabo. Dicono che siano magnifiche.
- Davvero? Chi te l'ha detto?
- Shurasa.
E' la figlia di Ghedir, il proprietario dello spaccio del nostro campo. E' giovane e bellissima. Certo, non ci capita di vedere tante ragazze, nella nostra vita e quindi potrebbe essere anche solo bella o carina. Per noi è il massimo.
- Ci è andata?
- Mi ha mostrato delle immagini sul suo datapad. Sogna di andarci. E ora lo sogno anche io.
TJ ha quella che potremmo definire una cotta per lei.
Non so cosa voglia dire.
E' successo che i Kaminoani, quando ci hanno clonato, hanno lavorato sul nostro DNA. Tra alcune cose che hanno cambiato c'è la questione dei sentimenti. Proviamo dolore, proviamo paura, proviamo gioia quando vinciamo una battaglia o dolore quando perdiamo un compagno. Ma hanno ritoccato qualche filamento, hanno spostato qualche gene e hanno soppresso la nostra capacità di provare certi sentimenti verso le persone. E' così da sempre e non so cosa voglia dire essere differenti.
Ma alcuni sì. Alcuni hanno cominciato a risvegliarsi, a sentire delle strane sensazioni. Si dice che qualcuno, qualcuno che ha lasciato il corpo - ma si può lasciare il corpo? - ora si sia sposato e faccia il fattore su qualche pianeta sperduto.
- Immagina come deve essere - TJ mi da una pacca sul braccio, - niente grida, niente adrenalina. Temperatura mite e il risciacquo delle onde. Nessuno che ti urla nelle orecchie di aprire il fuoco di soppressione o di fare saltare un ponte.
Sorride e si passa una mano tra i capelli folti. Siamo stati clonati tutti dalla stessa persona, guardarlo fare quel gesto, significa guardare me, mentre compio lo stesso gesto. Significa, per tutti noi, vivere guardando uno specchio.
- Non vederti morire - aggiungo.
Lui mi guarda, silenzioso. Poi mi sorride. Mi capisce.
Viaggiamo così spesso che ho difficoltà a capire dove sono. Ho guardato mezza Galassia attraverso il mirino del mio fucile blaster; spesso e volentieri ho scoperto posti nuovi, prima di farli saltare con gli esplosivi.
- K657! Copertura del generatore!
La voce del sergente mi giunge all'orecchio forte e chiara. E' un automatismo, non c'è altro che possa fare. Smetto di sparare contro i geonosiani e mi metto a correre, interrompendo la mia corsa per proteggermi con delle brevi raffiche di soppressione. Colpisco uno di quei laidi insettacci in pieno corpo, mentre corro lo vedo con la coda dell'occhio che si accartoccia per terra, le ali che ancora battono freneticamente.
Non so cosa sia peggio, il fatto che non sia impressionato dalla cosa o il fatto che, tutto sommato, non lo sono mai stato. Sono nato per fare questo.
Raggiungo il generatore di energia e mi piazzo sotto il pilone nord est. Mi guardo in giro e vedo i miei compagni che si sistemano in punti strategici. Sudo. Fa caldo e sento il casco che mi soffoca.
JD si è sistemato su posizione sopraelevata, ha imbracciato il suo bazooka e tiene d'occhio il campo di battaglia, alla ricerca dei bersagli più grossi.
- Tutto a posto, RD? - sento in cuffia.
- Tutto a posto - ribatto, mentre ricarico l'arma.
- Ragazzi, avete sentito le voci sulla Ribellione? - la voce di TS mi fa voltare e lo individuo in cima al generatore, con il suo fucile da cecchino puntato.
- Non c'è nessuna Ribellione, pezzo di idiota. - ribatte subito FR.
- Non ho detto che c'è una Ribellione, ho solo chiesto se avete sentito le voci sulla Ribellione!
- E' come dire che c'è una Ribellione!
- Non è vero! Se avessi detto "Ragazzi, sapete che c'è una Ribellione?", allora avrei detto che c'è una Ribellione, ma io...
- Se parli di voci che c'è una Ribellione, vuol dire che per te c'è una Ribellione e quindi...
Le voci si sovrappongono. Fastidiose. Insopportabili. Ma fanno parte della nostra vita, serve per sapere che siamo ancora tutti vivi. Poi, come sempre, JD li ferma.
- La volete finire? Mi stupisco che i geonosiani non vi sentano.
- E poi io non ho sentito nessuna voce - aggiunge TJ. - Quindi, se foste così gentili da renderci partecipi, ve ne sarei grato.
- Ho parlato con uno della F30B, l'altro giorno. Sono stati su Corellia per un servizio d'ordine, a Coronet.
- Si saranno massacrati di lavoro - commento.
Le risatine dei miei compagni mi riempiono le orecchie. Sono stato ingiusto, abbiamo combattuto tutti nei posti peggiori della Galassia, tutti noi fratelli creati dai Kaminoani. Siamo nati per combattere. Ma ci piace pensare che ognuno di noi ha fatto qualcosa in più degli altri; quando nasci da un ceppo comune ti aggrappi a qualsiasi cosa per sentirti diverso.
- Comunque, dicono che c'è questa voce - sottolinea la parola voce - che sia nata una Ribellione contro l'Impero.
- E da dove è nata, questa voce? - chiedo.
- E chi lo sa da dove nascono le voci. Uno vede qualcosa o crede di vederlo; lo dice a qualcun altro, che ne parla con un amico, che lo riferisce a un conoscente, che parla ad alta voce e si fa sentire da un passante...
Prendo il binocolo e guardo in lontananza: un piccolo manipolo di Geonosiani si stanno avvicinando. E hanno due droidekas con loro. Brutta storia.
- Si avvicinano. Assetto da combattimento, due kas in copertura.
Li vedo che si posizionano, con calma. Sembra la replica di una scena che abbiamo vissuto per tutta la vita. Non abbiamo firmato per essere qui.
- Se TS finisce di raccontare la genealogia della sua storia, forse potremo sapere di questa fantomatica Ribellione - non c'è tensione nella voce di FR.
- Avete sempre fretta - si lamenta lui. - Non ci corre mica dietro nessuno, no?
Controllo i dati sul binocolo, calcolando la distanza e la velocità di movimento, saranno qui tra 8 minuti.
- Direi più che ci vengono incontro - preciso.
- Insomma, quella della F30B - continua TS - mi ha detto di aver parlato con uno di Corellia, il cui cugino un giorno gli ha raccontato di questa Ribellione. Pare sia un gruppo di persone che ha deciso di opporsi all'Impero e che sta organizzando una resistenza armata.
- Follia - disapprova FR.
- Pare che il cugino, dopo avergli raccontato questo, sia scomparso nel nulla. Di punto in bianco. Puff.
- 5 minuti - comunico dopo aver controllato con il binocolo.
- E tu cosa ne pensi? - chiede JD.
- Io? Assolutamente niente, a parte che se davvero esiste una Ribellione e se davvero intende fare lotta armata, presto ci troveremo a doverla combattere. Il che significa un altro giro per la Galassia a prendere a calci nel sedere degli idioti che pensano di essere migliori di noi.
Sorrido. TS è mesi che vorrebbe riposarsi, ma ogni volta ci mandano in un posto differente a combattere. Siamo nati per questo.
- Ti dico io come andranno le cose :- interviene TJ - sarà un gruppo di straccioni con qualche bomba che farà graffiti sui muri e farà saltare in aria i centri di arruolamento. Fine. Verranno spazzati via dopo qualche giorno.
Un'esplosione improvvisa interrompe la nostra discussione. Punto il mio sguardo in avanti e vedo del fumo alzarsi, là dove il missile di JD ha colpito il terreno.
- Mancati i droidekas, maledetti piccoli bastardi - commenta.
Sul campo giacciono un paio di geonosiani morti, i corpi straziati dall'esplosione. Questo ha rallentato l'avanzata dei compagni che si sono rintanati dietro le rocce e puntano le armi verso di noi. Sparano qualche colpo, vedo i raggi rossi attraversare il cielo e disperdersi nell'aria, imprecisi e goffi come al solito. Uno di loro si mette in piedi e comincia ad abbaiare ordini nella strana lingua di Geonosis. Deve essere il comandante della squadra.
Il colpo del fucile di TS gli attraversa il petto, decretando la fine della sua carriera e la necessità, per i nostri avversari, di trovarsi una nuova guida. Sorrido. Ora non ci pensano proprio a uscire dalle rocce.
- Mi sa che sono timidi - suggerisce, divertito, FR.
Ridiamo. Non ci resta molto altro a cui aggrapparci.
Colgo un movimento in lontananza e punto il binocolo verso il nodo centrale della resistenza geonosiana: un mezzo pesante si fa strada tra le rocce e punta tra di noi, scortato da due squadre di geonosiani.
- Qualcuno sa perché ci hanno chiesto di proteggere il generatore? - chiedo.
- Perché si sono allacciati alle linee per dare energia al nostro campo. Se ce lo tolgono addio radar e comunicazioni. Perché? - JD ne sa sempre una più di tutti.
Sei minuti e saranno qui. Non mi piace.
- Perché i nostri colleghi sembrano intenzionati a riprenderselo. Un bestione e due squadre in arrivo.
Sposto il binocolo e studio la situazione del gruppo in avanscoperta.
- I due kas si avvicinano.
Sto ancora pronunciando l'ultima sillaba che una serie di raffiche attraversa l'aria e va a colpire i due droidi. Non serve a niente: si fermano e attivano gli scudi deflettori circolari che circondano il loro colpo. I nostri proiettili si spengono con un bagliore azzurrino e, tra un colpo e l'altro, rispondono al nostro fuoco. Precisi. Un colpo di blaster pesante si impatta sul pilone dietro al quale mi sono nascosto, senza il quale sarei già morto.
- Che dite, dovremmo chiedere rinforzi? - la voce di FR denota una certa preoccupazione.
- Chi noi? - lo schernisce TS - Che li chiamino loro.
- RD, manovra Brekol. Te la senti?
Non rispondo neanche. Lascio cadere il fucile e mi getto dietro le rocce, nascondendomi alla vista dei kas e facendomi strada verso di loro.
Kristan Brekol era uno di noi. Un clone. Solo che si era dato un nome, al posto della sigla che ci riconosce l'uno dagli altri. Lo consideravano tutti un po’ matto, ma era un gran combattente; tra le altre cose era un teorico del corpo a corpo. Sosteneva che chiunque, in questa Galassia e oltre, era capace di prendere un fucile e farti secco a dieci metri di distanza. Ma quando arrivi al corpo a corpo, sono poche le persone capaci di restare calme e sapere colpire. Lui era una di quelle. In battaglia era noto perché si gettava nella mischia armato di lame di ogni tipo, con le quali affettava una quantità di nemici paurosa. Si era fatto un nome, che cominciava a essere pronunciato con riverenza, dai suoi compagni di ventura. Questo non piaceva ai nostri superiori e posso capire perché: tollerare la diversità e permettere che venisse mitizzata era il primo passo verso una differente concezione del nostro ruolo. Non potevano ucciderlo o radiarlo, ne avrebbero fatto un eroe. E allora gli hanno dato un incarico che lui non avrebbe mai rifiutato: affrontare in corpo a corpo un Jedi fuggiasco. Kristan aveva ragione, sono pochi quelli capaci di combattere restando calmi. I Jedi sono tra quelli. Lui, ormai, non lo è più.
Tuttavia ci ha lasciato in eredità alcune delle sue storie più curiose e delle sue tattiche di combattimento più rischiose. Scartate quelle suicide, restano alcune intuizioni geniali.
Mi avvicino soppiatto, mentre i kas continuano a riempire l'aria di plasma, nel tentativo di colpire i miei compagni o di radere al suolo il generatore. O entrambi.
Piombo sul primo in un attimo in cui ha gli scudi abbassati; arrivo alle sue spalle e taglio in due i contatti degli arti. La vibrolama li attraversa come burro, schizzi di olio balenano in aria, descrivendo archi impazziti. Il droidekas comincia a ballare, come se fosse posseduto, le braccia ruotano come se stesse cercando di nuotare, mentre le gambe si muovono ognuna per conto proprio. Cade di fianco e un colpo di blaster parte da una delle armi, ma è un ultimo riflesso, mentre il corpo del droide ruota in tondo, usando la testa come punto d'appoggio. Non ho tempo per bearmi, perché il secondo kas si volta subito su di me e sferra un colpo con il braccio sinistro. L'impatto colpisce in pieno il mio casco e mi scaraventa a terra, mentre una crepa si forma sul visore, rendendomi difficile vedere. Rotolo su me stesso e prendo distanza, rialzandomi rapidamente ed estraendo la seconda vibrolama che mi porto dietro. Il ronzio dell'arma equivale alla sua promessa di non lasciarmi da solo, nella lotta.
La stessa promessa che fanno i colpi delle armi dei miei compagni che tempestano il droidekas. Alza lo scudo senza neanche voltarsi, è troppo interessato a me, adesso. Mi fiondo su di lui e sferro un fendente, giusto per testare i riflessi. Porta in avanti il braccio e intercetta l'arma; il bracciale della mia armatura mi protegge, ma sento comunque l'urto lungo tutto il braccio. Il kas mi punta contro il blaster destro, in piena faccia; me lo aspettavo e mi abbasso rapidamente, passandogli intorno e tirando un colpo all'altezza del suo gomito. Colpisco un altro tubicino e altro olio schizza fuori, pompato ad altissima pressione, imbrattandomi l'armatura. Il braccio destro del mio avversario crolla lungo il corpo, inservibile. Se Kristan fosse ancora vivo lo bacerei. Il droidekas si arrotola e si allontana rapidamente, troppo perché possa stargli dietro; si porta a pochi metri di distanza e poi si dispone ancora in posizione di attacco. Fermo sulle gambe punta l'unica arma ancora servibile verso di me.
- Salutalo - la voce di JD è una benedizione.
Il droidekas non fa in tempo a fare nulla e poco potrebbe fare, probabilmente. Il missile dell'arma pesante di JD lo prende in pieno, disintegrandolo. Ne approfitto per correre dietro le rocce, mentre il fumo copre la mia ritirata.
- Chi è che ti ama? - chiede JD.
Sorrido, mentre mi sporgo e do un'occhiata a quello che mi aspetta lì fuori. I Geonosiani hanno deciso che è tempo di reagire e alcuni di loro hanno cominciato un fuoco di copertura, mentre una squadra di cinque di loro sta avvicinandosi al pilone.
- Abbiamo visite - riesco a dire, mentre mi avvicino al pilone.
Improvvisamente qualcosa mi piomba addosso e cado a terra, rotolo e sferro pochi colpi alla cieca. Nelle orecchie sento le voci dei miei compagni di squadra, coperte dal battito del mio cuore, impazzito e rabbioso. Cerco di restare lucido e allungo le braccia davanti a me: qualcosa fa ostruzione. Cerco di vedere attraverso il visore ammaccato, ma non riesco a capire cosa sta succedendo. Il mio avversario deve averlo capito, perché mi cala un colpo fortissimo sul casco e io neanche lo vedo arrivare. L'urto viene attutito, ma per un attimo rimango stordito, abbastanza da fargli sferrare un secondo colpo. Il visore dell'elmo va a pezzi, mentre questi mi vola via brutalmente. Pezzi di plexiglas affondano nella mia faccia, facendo schizzare sangue nei miei occhi; almeno adesso riesco a respirare bene, però. L'aria fresca è una benedizione, premo il sensore sul palmo con il medio e l'anulare e la lama inserita nell'avambraccio dell'armatura scatta fuori. Sferro un gancio e la sento affondare, subito un urlo riempie l'aria e il peso scompare. Rotolo all'indietro e mi rialzo in piedi, spingendomi sul collo. Apro l'occhio sinistro, mentre tampono il sangue nella destra, dopo qualche istante riesco a vedere un maledetto geonosiano che si tiene il fianco, dove ho affondato il colpo. I suoi occhietti schifosi si puntano su di me e sento che mi odia, prima che sollevi l'arma gli corro incontro e lo calcio violentemente allo stomaco. Cade all'indietro, piegandosi su sé stesso, lanciando un verso di dolore. Gli strappo l'arma di mano e la afferro per la canna, poi comincio a colpirlo ripetutamente al volto con il calcio. Urla e non mi fermo fino a quando gli urli non cessano; per sicurezza continuo ancora dopo che sono cessati.
Mi fermo, ansimante, la testa che pulsa e il dolore al volto che mi graffia e ricorda che sono stato quasi ucciso. Non è la prima volta. Sono sempre sopravvissuto. Sono nato per questo.
Rigiro il corpo del geonosiano con un piede: ha il cranio sfondato, da cui sta colando fuori quello che resta, credo, del cervello. Mi guardo intorno con circospezione e non ne vedo altri, doveva essere uno scout in avanscoperta, maledetto bastardo.
Mi volto verso il pilone e lo trovo sotto assedio. Il tempo di un combattimento di pochi minuti e l'intero panorama dello scontro sembra cambiato. JD è in piedi, in cima, ma non punta contro i Geonosiani che hanno preso d'assalto il nostro riparo dal basso, sta puntando più avanti, dove i due mezzi pesanti si sono fermati. Uno dei due ha un fianco in fiamme, evidentemente il primo colpo è andato a segno. FR sta facendo ottimamente il suo lavoro di cecchino, come sempre: vedo diversi Geonosiani che cadono per terra esanimi. TS e TJ sono nascosti dietro ai loro ripari, tenuti sotto copertura dai colpi di blaster. Mi chino e tiro fuori dal mio casco il comunicatore: è ancora funzionante. Sistemo l'auricolare nell'orecchio e attacco il mastoidale al volto.
- Sono qui.
- Dove accidenti sei finito? Ti sei fermato a prendere da mangiare? - TJ è nervoso. Brutto segno.
- Ho avuto uno scontro con un esploratore. Sono senza casco.
- Ti perdoneremo per la divisa fuori ordinanza, se vorrai darci una mano. Ci stanno prendendo a calci! - individuo TS che si guarda intorno dalla sua copertura, alla ricerca del punto dove mi trovo.
- Non ti preoccupare. Sto già pensando a voi - cerco di tranquillizzarli.
La mia mano lancia un detonatore termico nel mezzo del gruppo di Geonosiani. Cercano di disperdersi prima che sia troppo tardi, ma è già troppo tardi. L'esplosione ne travolge una buona metà, che vola in aria, smembrata in brandelli che farebbero la felicità del mio sergente istruttore. La metà che resta in vita riprende a sparare, io corro verso il pilone e raccolgo il mio fucile. Sparo qualche colpo nel mucchio, mentre studio la situazione, cercando di capire dove stiamo andando.
- Ci servono rinforzi. Questi maledetti si sono messi in testa di tirarci giù - propongo.
- Sottoscrivo! - urla TS mentre apre il fuoco contro due Geonosiani che hanno sporto troppo la testa.
Sento la voce di FR che comunica con il campo base.
- Qui K657. Nemico in forze sovrastanti. Chiediamo rinforzi.
- Negativo, K657. Siamo nel mezzo di un assalto alla base, tutte le forze sono dispiegate qui. Dovete resistere.
- Chiedi a quell'idiota come pensano di resistere se gli tagliamo la luce! - urla JD.
Un Geonosiano si è fatto strada strisciando tra le rocce e mi piomba addosso aprendo il fuoco, come impazzito. Una scarica mi prende di striscio alla spalla sinistra, urlo dal dolore e gli punto contro l'arma aprendo il fuoco. Tre rapidi colpi passano attraverso il suo petto e si accascia a terra, senza emettere un solo verso. Roteo il braccio per testare il danno alla spalla: riesco a muoverla abbastanza bene; rispetto al dolore che provo in faccia non è niente.
- Qui K657. Rinnoviamo la richiesta di rinforzi. I nemici stanno per soverchiarci, rischiamo di perdere il generatore di energia principale.
Un'esplosione. Mi volto e vedo che uno dei mezzi pesanti è saltato in aria, pezzi di metallo fendono l'aria incendiata dal plasma.
- Allora servi a qualcosa anche tu - dice FR a JD.
- Se usciamo vivi da qui ti spiego qualcosa sulla mia utilità - sibila l'altro in risposta.
- Ordine, ragazzi. Non distraiamoci - li richiamo.
Prendo il binocolo e osservo in lontananza: dalla nostra base centrale si stanno avvicinando i nostri mezzi. Ci metteranno pochi minuti. E' questione di capire se noi possiamo reggere ancora.
- Rapporto - abbaio nel microfono.
- Sto finendo i colpi - comunica JD.
- Sono funzionale al 100% - la voce di FR è tranquilla, se penso alla situazione nella quale ci troviamo.
- Armi e armature in perfetta funzione! Ma cominciano a essere troppi! - la voce di TS è coperta in parte dai colpi del blaster che spara a ripetizione.
- Confermo! - urla TJ.
Mi sporgo dal pilone e guardo con attenzione cosa ci aspetta: il campo è disseminato di cadaveri, ma vedo movimento dietro le rocce. Ho il terrore che possano cominciare a sparare con i missili, per tirarci giù. Noi lo avremmo già fatto. Ma i geonosiani hanno altre idee, probabilmente gli serve il pilastro per sfruttare loro stessi le linee energetiche. Punto l'arma e apro il fuoco contro le rocce, un po’ per frustrazione, un po’ per fargli capire che so dove sono. Un geonosiano decide di rispondere, diventando un facile bersaglio per il fucile da cecchino di FR. Mentre sta ancora cadendo a terra mi pulisco gli occhi dal sangue che mi sta accecando.
Improvvisamente, sentiamo un boato e uno dei mezzi pesanti ha aperto il suo portellone, rovesciando fuori una serie di droidi su mezzi a due ruote. Si muovono velocissimi, sollevando polvere e bruciando in pochissimo la distanza che ci separa.
- Ecco, questo è il momento in cui comincio a preoccuparmi - sentenzia TS.
FR comincia subito a sparare, il suo fucile riesce a raggiungere lunghe distanze e vediamo i primi droidi cadere.
- TS! TJ! Tenete d'occhio la prima linea!
- Grazie per il consiglio - commenta divertito TJ.
I loro fucili vomitano colpi sulle rocce dietro le quali ci sono i geonosiani, che si guardano bene dal sollevare la testa. JD spara con il lanciamissili contro il portellone del mezzo pesante, l'esplosione è fragorosa e anche questo crolla di lato, ma ormai buona parte dei droidi è uscita. Apro il fuoco contro quelli che sono più vicini, ma per uno che riesco ad abbattere ce ne sono tre che si fanno più vicini. I primi colpi cominciano a impattare contro il pilastro e mi costringe ad accucciarmi in copertura. La vedo male. Moriremo qui, probabilmente. Siamo nati per questo.
Un nuovo fragore, più potente, colpisce le mie orecchie.
- Cosa hai colpito, JD? - mi informo.
- Io niente.
Sporgo lentamente la testa fuori dalla copertura, sperando che non ci sia un cecchino appostato. Nessuno spara, sento un rombo che taglia l'aria e quando alzo lo sguardo vedo dei mezzi volanti superarci. Sono navi dell'Impero galattico.
- Non posso crederci - la voce di TS è quasi commossa. - Siamo salvi.
I mezzi volanti fanno inversione, planano nell'aria e ripassano sopra di noi. I cannoni al plasma riempiono l'aria di colpi che vanno a colpire in mezzo allo sciame di droidi in movimento. Vedo esplosioni e pezzi di droidi che volano per aria, provando una soddisfazione immensa. I geonosiani si disperdono, li vedo correre ovunque, alcuni sparano contro i mezzi volanti, come se potessero abbatterli. Alzo lo sguardo e vedo TS che si è seduto, le gambe a penzoloni e guarda la scena; siamo tutti ammutoliti, stanchi e devastati.
- Chissà dove ci manderanno, adesso - dice JD.
Nessuno risponde. Ci raduniamo intorno al pilastro e guardiamo la ritirata dei nostri avversari, FR rimane in cima e osserva la scena tramite il suo binocolo.
- Quando scappano sono più ridicoli di quando combattono - osserva, - non lo credevo possibile.
Ridiamo, ma più perché ci sentiamo sollevati che per vero divertimento.
- Hai una faccia che fa schifo - mi dice TJ.
- Lo so. Niente che un paio di punti non possa guarire.
La nostra conversazione viene interrotta dalla radio che gracchia.
- K567, tenete la posizione. Inviamo rinforzi. Ci muoviamo verso la base centrale del nemico.
- Agli ordini - risponde FR.
Allungo la mano e recupero la borraccia, sorseggiando un pò d'acqua.
- E' già finita la vacanza - osserva TJ.
- Già - confermo. - Siamo pronti?
- Come sempre - rispondono in coro i miei compagni.
Come sempre.
Siamo nati per questo.