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Estratto da “Gli ultimi giorni della Repubblica” del Generale Mak Teerlan

di Maico "Navar" Morellini

“Cosa accade quando sentiamo le nostre dita scorrere sul destino, sfiorarlo da ogni ruvida angolazione, percepirne le asperità e non poter far nulla per smussarne gli angoli troppo vivi?
Cosa accade quando la vita di qualcuno che non conosciamo, quando l’essenza di centinaia di persone che non abbiamo mai visto viene legata, da un insolubile nodo, a un fato così distorto ai nostri occhi? La guerra non è una lotteria. La guerra non si comporta come un imprevedibile acquazzone estivo. Non vi sono imprevisti, non vi sono sorprese. Non si può barare come al Sabacc.
Vi sono battaglie. Intelletti freddi e spietati che si misurano sul campo di battaglia: un confronto di volontà tra noi e il nostro nemico.
Ho imparato presto l’arte del comando. E non ho fatto altro tutta la vita. Battaglie di poca importanza, leggeri conflitti che mai avrebbero minacciato l’equilibrio della Repubblica. Ho militato ai margini esterni della galassia per poter essere laddove i miei talenti strategici potessero affinarsi. E sono tornato, da Generale, per servire il mio Senato.
Non esiste più quel Senato. Non esiste più quella Repubblica.
Quando ci viene chiesto di conoscere il destino, quando siamo addestrati per farlo, e quando ci chiedono di ignorare ciò che esso sta per fare ai nostri uomini può accadere una sola cosa.
L’Onore, il cuore pulsante della Repubblica, il sistema vitale della perfetta macchina che ho sempre incarnato, ci impartisce i suoi ordini.
Un Onore diverso da quello mistico e debole dei Jedi. Loro traggono energia e sentimento dalla Forza. Si appoggiano a qualcosa che pochi possono sentire, qualcosa di sfuggente, di mistico, di aristocratico. Di elitario.
L’Onore no. Quell’Onore che mi ha impedito di gettare la mia flotta in una inutile carneficina, a Daikiri, quell’Onore che ora mi spinge esule e traditore sulla mia nave, la ‘Lama di Crepuscolo’, a contemplare la lenta agonia della Repubblica in attesa di poter vendicare la sua morte, ebbene quell’Onore è in ogni uomo.
In ogni mio ufficiale su questa nave e sulla piccola flotta al mio comando, in ogni soldato sui mezzi d’assalto, in ogni fante e in ogni incursore.
Senza appigli, senza salvacondotti che ci possano far credere di essere eletti o migliori degli altri, senza nessuna forza mistica, troviamo l’onore dentro di noi.
La Repubblica respira ancora.
E non attraverso le parole distorte dell’Impostore che ora siede sul trono di un neonato e infetto impero. Non attraverso i deboli sussurri di una razza estinta e traditrice quale i Jedi si sono dimostrati essere nel loro fallimentare ruolo di difensori della Repubblica.
No, non attraverso questi.
Ma attraverso le mie labbra, e quelle dei miei uomini.
Attraverso i loro sguardi. Attraverso ciò che loro sanno è la Repubblica. Attraverso ciò che grazie a noi tornerà a essere…”