Retrospettiva: Gli ultimi Jedi

Recuperiamo l’interessante recensione dell’esperto Alessandro Di Nocera, scritta all’uscita del film Star Wars: Gli ultimi Jedi del dicembre 2017, ossia l’Episodio VIII della Saga degli Skywalker diretto da Rian Johnson – che consideriamo “il più importante film di Star Wars”.

The Last Jedi

Per capire la svolta all’Universo di Star Wars imposta da Gli ultimi Jedi bisogna spostare l’attenzione dal semplice conflitto Forza-Lato Oscuro a quello Maschile-Femminile.
Ne Gli ultimi Jedi il regista e sceneggiatore Rian Johnson prende infatti il coraggio a due mani, sradica completamente la mitologia mistico-religiosa collegata ai Jedi e ai Sith e ce la mostra per ciò che in realtà è: un conflitto semplicistico e manicheo che non sa cogliere la complessità del reale. Di più: riconfigura anche il conflitto tra Ribelli repubblicani e fautori dell’Impero mostrandoci per la prima volta una terra di mezzo che prospera sulla guerra e basa la propria fortuna sulla prosecuzione all’infinito di quello scontro (l’hacker del sottomondo DJ interpretato da Benicio del Toro è una figura chiave in tal senso).

Partendo da questi presupposti narrativi sovversivi, Johnson incomincia a sferrare fin dalle sequenze iniziali colpi bassi al ventre dei fan di vecchia data. Gli ultimi Jedi si apre infatti con un attacco a un incrociatore interstellare del Primo Ordine che rimanda inevitabilmente, negli sviluppi immediati, al tentativo dei ribelli di distruggere le Death Star di Una nuova speranza e de Il ritorno dello JediPoe Dameron si rivela però, fin dalle prime battute, un velleitario testosteronico che antepone il bel gesto bellico alla sicurezza dei suoi compagni di squadra. E il risultato si rivela alfine una vittoria relativa ottenuta con grande spargimento di sangue e vite umane.
Successivamente Poe commette un errore ancora più grave quando, dopo essere entrato in rotta di collisione prima con il Generale Leia Organa e poi con il Vice-ammiraglio Amilyn Holdo (non a caso, due donne) si lancia, assieme a Finn e alla new entry “asiatica” Rose Tico, alla ricerca di un codice di decrittazione che possa permettere a un manipolo di ribelli di infiltrarsi nel cuore della flotta del Primo Ordine per mandare in corto i sistemi di tracciamento dell’astronave madre. Un’azione che non tiene conto degli ordini impartiti dai superiori e che si rivelerà letale per le forze ribelli.

Contemporaneamente, Rey va in cerca di Luke Skywalker, trovandosi davanti a un vecchio soverchiato dal proprio retaggio e amareggiato dai propri errori. Luke stesso ha capito che quello dei Cavalieri Jedi è un anacronismo passatista, basato sull’oscurantismo religioso (tra l’altro, è dalla smania di potere e di controllo di alcuni Jedi che sono nati i Sith) e sulla presunzione di avere il monopolio su un’energia universale, la Forza, che invece chiunque può avvertire e incanalare.

Al maschilismo machista e guerrafondaio del “vecchio” Star Wars subentra quindi, ne Gli ultimi Jedi, un femminismo salvifico e pacifista. Leia non si esalta coi combattimenti, ma pensa alle possibili vittime; Rey rinuncia ai maestri e ai loro insegnamenti per affrontare da sola Snoke e tentare di redimere Kylo Ren; il Vice-ammiraglio Holdo sacrifica la propria vita per rimediare all’errore marchiano e mortale di Poe Dameron… e, per finire, Rose impedisce a Finn – rimanendo gravemente ferita – di andare incontro a una morte eroica, affermando il valore della “creazione di speranza” rispetto a una carneficina dove sia gli eroi che i villain sono destinati a perire.
Unica eccezione, il Capitano Phasma degli Stormtrooper del Primo Ordine: una donna, che però ha rinunciato alle sue fattezze femminili per indossare un’armatura da guerriero.

È bello, insomma, Gli ultimi Jedi? È sicuramente troppo lungo e affastella troppe cose (Il risveglio della Forza era assai più asciutto e lineare). Mantiene le caratteristiche postmoderne dell’Episodio VII, con riproposizioni pedisseque di situazioni narrative estrapolate di sana pianta da Una nuova speranza, L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi, e collegamenti talvolta davvero troppo labili tra le varie sezioni della trama (ma i filosofi Lyotard, Derrida e Baudrillard avevano ragione e quindi che ci vuoi fare?).

Preso a singole sequenze, però, è un film sicuramente coinvolgente e ricco di momenti emozionanti (in primis, il confronto tra Rey e Kylo Ren affiancati e le guardie scelte di Snoke). Il terremoto concettuale su cui si basa, poi, costringe a rivedere radicalmente il proprio immaginario. E, un film che si diverte a fare a pezzi, agendo dall’interno, le certezze acquisite di un pubblico che ormai equipara ogni evento riguardante Star Wars a una liturgia, merita ogni tipo di apprezzamento.

Recensione di Alessandro Di Nocera – 21 dicembre 2017

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